Si tratta di appunti presi durante la giornata su temi di politica, cultura, scienze, storia e soprattutto filosofia
Il parallelismo istituito da Nicla Vassallo per recensire un testo di Robert Franck (The Darwin Economy, Liberty, Competition and the Common Good) fra ambito naturalistico e economico riguardo le teorie della selezione naturale originate dal pensiero di Darwin, mi induce a qualche interrogativo. E' noto che la tradizione del confronto fra i due ambiti è addirittura ottocentesca e che le riflessioni socio-economiche dalle quali ha avuto origine, ad esempio, il darwinismo sociale, si basano su questa analogia prontamente riscontrata già dopo il 1860.
La professoressa Vassallo che, sia sul Sole 24 ore che su il Fatto Quotidiano legge per gli appassionati le grandi e piccole novità del pensiero filosofico e scientifico, utilizza un'affermazione di Stephen Stich: "L'evoluzione produce organismi che si approssimano ampiamente a caratteristiche o sistemi ben progettati". E immagina anche un cammino parallelo. A fianco dell'evoluzione ci sono percorsi genetici casuali per i quali determinati individui di una qualche specie matutrino delle leggere differenze che poi si rivelino determinanti per la sopravvivenza. Ma se, fa notare la Vassallo, se ci si imbatte in un cataclisma che colpisca gli individui che abbiano maturato queste leggere differenze, avremmo a che fare con la sopravvivenza dei "sistemi" ben progettati meno efficienti. Ulteriore passo: Nicla Vassallo suggerisce di aggiungere al sostantivo "sistemi" l'aggettivo "economico" e allora si vedrà che non è detto che il sistema economico prodotto dell'evoluzione sia approssimi sempre più a sistemi ben progettati. Ma il parallelismo, anche se con questa accortezza, è stato fondato.
Ci sono due riflessioni: la prima è che la casualità delle modificazioni che intervengono nella riproduzione in Darwin non escludono, come le concezioni recenti in ambito genetico dimostrano, delle ridondanze. Anzi, molto spesso, dopo la sconfessione del dogna centrale della biologia secondo cui sarebbe esistito una direzione unica fra Dna e Rna nella trasmissione delle informazioni, la formazione di nuovi organismi con il passare del tempo e delle mutazioni, è naturalmente meno semplice e nienteaffatto perfetta e efficiente. Altro che sistemi ben progettati. Se, infatti, le informazioni a livello cellulare sono bi-direzionale, è facile che si formino più meccanismi che abbiano stesse funzioni. Insomma quanti sono gli organi che si atrofizzano che vengono soppiantati o meccanismi che subentrano nel caso di malfunzionamento del sistema principale e che in realtà servono uno stesso scopo? Lo schema unidirezionale gene-creazione organo non funziona più. L'efficientismo genetico è stato soppiantata da una visione olistica della biologia.
Nell'economia del nostro tempo, invece, i processi di razionalizzazione, con il supporto delle tecnologie e il dominio rappresentato dal capitale, sono una tendenza sistematica. Insomma se nella natura, i processi di ridondanza e di disordine sono direttamente conseguenti allo sviluppo di un organismo da una fase primordiale a quella avanzata, in economia la tendenza è opposta: con il passare del tempo le formazioni economiche si razionalizzano seguendo il criterio di accumulazione del capitale, attraverso la sfuttamento delle risporse della natura, della forza-lavoro e dell'evoluzione della tecnologia. Da una parte (natura) con l'evoluzione abbiamo meccanismi più complicati e meno razionali, dall'altra (economia) più efficaci.
Non solo: da una parte abbiamo una collaborazione trans-individuale, visto che, ad esempio, a livello cellulare, è ormai accettata l'idea che spesso in un unico organismo si trovino fusi più organismi precedenti. Nell'economia politica, invece, esiste un dogma che funziona indipendentemente da ciò che accade intorno (come fino a qualche anno fa si riteneva fosse per la biologia con l'intangibilità del dogma centrale della biologia): ed è l'irriducibile tendenza del capitale a produrre sempre maggiore profitto indipendentemente dalle condizioni nelle quali opera (sia quelle sociali, sia relative alle risorse a disposizione, come in un sistema chiuso e finito quale la terra). Senza un fattore di regolazione esterno, artificiale, il capitale distrugge se stesso, cosa che non accade invece nel meccanismo biologico capace di autoregolarsi. Anzi, a ben vedere, il capitale, per evitare di distruggersi crea dei meccanismi di liquidazione di forme economiche ridondanti, create nell'ambito della sovraproduzione (in epoca recente vedi la guerra in Iraq): per ricominciare da capo, ma con uno sviluppo diverso delle forme di produzione, basate su un differente assetto relativo al dominio. In natura le forme ridondanti non vengono eliminate di colpo con un intervento intelligente e finalistico, ma permangono risolvendosi in altre forme con altre funzioni, oppure inserite e inglobate nel meccanismo dominante come soluzione alternativa pronta ad entrare in funzione in caso di inefficienza di quella principale.
Altra questione: le variazioni genetiche casuali che occorrono in una specie durante procreazione, non sono paragonabili a quelle che possono verificarsi in un sistema economico. Per una semplice questione di tempo e per un'altro aspetto: gli individui portatori di una variazione significativa sono inizialmente in un numero ridotto e questo non giova all'affermazione delle caratteristiche di questi individui se si considera la questione in ambito probabilistico.
Pochi individui per affermarsi nell'ambito di un genere che presenta una gamma innumerevoli di differenze individuali, hanno bisogno di tempo, ma rischiano anche di venire sopraffatti, proprio per la loro eseguità, nonostante la migliore efficienza nel procurasi cibo e nel riprodursi (caratteristiche determinanti per la selezione naturale).
In un sistema economico la questione è molto più semplice: un sistema innovativo più efficiente, un sistema di rapporti di produzione più adatto all'accrescimento di profitto e quindi all'accumulazione, (una volta conosciuto) viene immediatemente riprodotto in altri contesti. Soppianta i sistemi concorrenti in pochissimo tempo. Insomma per restare all'ambito darwiniano, l'economia è come un grande allevamento in cui esiste un'autorità esterna, l'allevatore, che seleziona gli individui della specie che gestisce l'intero sistema e seleziona artificiosamente una razza particolare che prevale sulle altre grazie ad un intervento esterno e che accorcia i tempi in cui gli individui della specie più efficente soppiantano gli altri.
E' un argomento presente nell'obiezione che fece tremare Darwin, obiezione portata da Henry Charles Fleeming Jenkin, collega e contemporaneo dello scienziato di Shrewsbury. Argomentazione alla quale Darwin opponeva una correzione della sua teoria: ogni nuovo gruppo di individui con le caratteristiche individuate come più efficienti poteva avere caratteri distinti che difendesse la variazione di genere (dal rischio di incroci ad esempio) dalla moltitudine (non dall'efficienza) degli individui concorrenti della stessa specie. Secondo la correzione di Darwin questa caratteristica doveva già essere posseduta in sè (allora la genetica non era stata fondata) in modo da annullare l‟effetto sfavorevole dei numeri. "Ma questo, sosteneva Jenkin, equivaleva a supporre tante piccole "creazioni" del tipo che i darwiniani volevano escludere". Insomma se il darwinismo, fin dall'origine, ha dovuto difendersi dall'insidia di una rappresentazione artificiosa che invece la consapevolezza di una maggiore ampiezza di tempi per la formazione della vita, successiva alla nascita della terra (allora non si sapeva risalisse addirittura a 3,5 miliardi di anni), avrebbe meglio accompagnato, il parallelo con l'economia deve pagare dazio a quelle stesse argomentazioni.
In economia i tempi sono radicalmente diversi grazie alla presenza esterna del capitale che attraverso la capacità di rappresentare sia un elemento sostanziale di produzione che uno immateriale è interno e esterno alle forme di produzione. Il capitale è sia materia che demiurgo. Insomma è quell'elemento teologico che Jenkin aveva materializzato in un darwinismo che inizialmente racchiudeva il percorso della formazione delle specie sulla terra in un ambito di tempo troppo breve per essere credibile senza l'aiuto di un finalismo e di un creatore. Entità che invece esiste, è concreta e dominante nell'economia: il capitale.