Si tratta di appunti presi durante la giornata su temi di politica, cultura, scienze, storia e soprattutto filosofia
La morte in campo di Piermario Morosini mi ha spinto a scrivere questo testo pubblicato su Il Corriere dello sport-Stadio di domenica 15 aprile. Volevo condividerlo con voi.
BOLOGNA - La gamba destra distesa, la sinistra sorretta per poco dal ginocchio, poi tutto il corpo cede. Reagisce, Morosini: il ginocchio destro è il puntello per rialzarsi, si solleva appoggiato sul braccio sinistro, crolla ancora. Però, resiste: carponi. Ma cedono anche le due braccia, la testa è piombo, il petto si adagia, il prato lo accoglie. Di lì a poco il buio. Cosa è accaduto a Morosini prima del buio? Cosa è accaduto a noi davanti la televisione, ai tablet, ai computer, rivedendo quelle immagini e partecipando, ora che sappiamo tutto, di quegli attimi finali?
Quando Lachesìs non ha più del lino,/ solvesi da la carne, e in virtute / ne porta seco e l'umano e 'l divino: / l'altre potenze tutte quante mute; / memoria, intelligenza e volontade / in atto molto più che prima agute.
E' Dante per bocca del poeta Stazio (Purgatorio, XXV, 79-84) a descrivere il momento del trapasso. Lachesis, secondo il pensiero classico, assieme alle altre Parche,
regola l'esistenza di ciascuno di noi. Lachesis svolge l'ultimo tratto del filo della vita dal suo fuso che resta a girare, vuoto. In quel momento i sensi di chi sta morendo
collassano, non si vede, non si sente, non si ha più forza (l'altre potenze tutte quante mute). Ma accade una cosa straordinaria,
sostiene con forza il grande teologo, filosofo e poeta fiorentino: la memoria, l'intelligenza e la volontà sono in atto e più acute. La forza del termine «in atto» sta lì a dire che ai
sensi ammutoliti risponde una coscienza vivida come mai. Non più di prima, come mai: c'è, poco prima del buio, un salto di livello. Tanto breve quanto intenso.
Qualche tempo fa è scomparso uno straordinario uomo del nostro tempo e di tutti i tempi: James Hillman. Il suo trapasso graduale, in piena consapevolezza, è stato descritto da lui stesso con l'arte dello studioso della psiche. «Muoio e comprendo cosa è il vivere in modo più straordinario». Anche in questo caso, comunicandolo, è morto, in qualche modo, in diretta.
Con la morte la nostra coscienza trapassa in qualcosa di altro. Ci sfugge cosa sia questo altro. Ma c'è l'intensificarsi di un atto di consapevolezza. La morte - lo afferma la tradizione dei Padri - è un'implosione della coscienza. Cos'è un'implosione? Dal punto di vista tecnico è una detonazione verso l'interno. Come si fa? Purtroppo è anche semplice. Basta fare una carica di esplosivo e disporla in modo circolare; dopo di che allo scoppio, all'interno, l'enorme pressione determina una temperatura e una pressione spaventosa. E così l'implosione di coscienza è il brillare di una consapevolezza estrema. E così la diretta televisiva e le infinite repliche che ci rimandano agli spasmi di Morosini, restando impressi nell'anima di milioni di persone, rappresentano l'implosione della coscienza collettiva. E così tutti noi, da vivi, abbiamo vissuto quello che Stazio ha raccontato dal suo Purgatorio. Noi tutti, insieme a Morosini, siamo usciti dalle condizioni abituali dell'esperienza verso qualcosa d'altro. La nostra coscienza non è mai stata così vivida, abbiamo in un attimo capito tutto, abbiamo afferrato il terrore del buio e l'intensità della vita. In un certo senso, insieme a Piermario, siamo morti. Anche se manca la lingua per dirlo.