Si tratta di appunti presi durante la giornata su temi di politica, cultura, scienze, storia e soprattutto filosofia
C i sono tre interventi interessanti sulle pagine dei quotidiani di ieri, 5 ottobre. Mi preme segnalarli. Spero di riuscire a indicare anche i riferimenti web per la consultazione nel corso degli aggiornamenti successivi a questo che sto digitando. In ogni caso ne possiedo copia cartacea da consultare (dopo scannerizzazione) via posta elettronica.
L'intervento più legato all'attualità politica è quello di Loris Campetti su "il manifesto", l'intervistato è Fausto Bertinotti. Bertinotti spiega con l'efficacia metafora del treno perchè salire su un convoglio con il percorso già determinato dal tracciato dei binari non ha senso. Il treno è il governo e i binari sono quelli delle autonomie democratiche limitate dal potere monetaristico della Bce e dagli organismi privati-globali che sostituiscono le scelte dei grandi consessi democratici. La lettera dell Bce pubblicata sul Corriere della Sera che dà indicazione al governo italiano ha rappresentato un piccolo grande choc. Tutti si sono potuti rendere conto che la sovranità politica statuale è ormai limitata. La battaglia politica per il governo di uno Stato dell'Europa rischia di impegnare energie per conquistare un ruolo reso inefficace dagli oligopoli finanziari. Per Bertinotti però esistono delle antinomie, anzi dei veri e propri snodi dialettici (richiamo e riferimento che servirà per l'ultima segnalazione in rassegna stampa) che entrano in gioco in una fase politica dove tutto sembrerebbe consegnato ad un pensiero unico e ad un nuovo ordine prestablito.
La dialettica è tra opposizioni crescenti e caduta di consenso di quest'ordine da una parte e l'azione di dominio che quest'ordine esercita dall'altra.
La tendenza all'antipolitca da una parte e il ribellismo, in certi casi la rivolta (che per poter essere efficace deve organizzarsi attraverso connessioni e coalizioni sociali e quindi attraverso una cosnapevolezza politica) dall'altra.
La consapevolezza della fine della guida delle trasformazioni da parte di soggetti come partiti e sindacati da una parte e l'emergere del rifiuto come primo momento della negazione dell'ordine prestabilito dall'altra
La contrapposizione, in ambito sindacale e politico, fra due strategie. Da una parte quella indicata dai fautori dell'unità a tutti i costi delle organizzazioni dei lavoratori. Dall'altra quella indicata dai fautori dei diritti di rappresentanza nel mondo del lavoro e dai fautori della difesa della corrispondenza del diritto cosidetto universale-politico con quello della dignità e del controllo sia dei mezzi di produzione che della direzione delle scelte economiche nei reali rapporti di produzione esistenti.
Secondo intervento è quello del direttore di Micro-Mega, Paolo Flores d'Arcais, su "Il Fatto Quotidiano" riguardo l'ingresso in politica degli imprenditori italiani: Della Valle e Montezemolo. Da filosofo e da storico della filosofia fa riferimento D'Arcais alla mistificazione che si fa dell'uso di società civile, termine plasmato attorno alle riflessioni prima di Hegel e poi di Marx. Ma in questo caso il termine "società civile" è impropriamente utilizzato per definire piuttosto l'establishment del dominio politico-economico, in una lotta per il potere che, evidentemente, riguarda la sostituzione degli interpreti di una funzione che deve restare (agli occhi di questa cosiddetta società civile) sempre la stessa. Aggiungo io: non a caso i meccanismi dell'anti-politica sono il terreno di coltura comune, come si sarebbe detto una volta, dove sono cresciuti Della Valle e Berlusconi. Basta confrontare gli slogan del primo Berlusconi o del Berlusconi del predellino con il manifesto di Della Valle (a pagamento) apparso sui suoi o su gli altri quotidiani. Il morente e il subentrante non hanno nessuna intenzione di modificare alcunchè: c'è solo una lotta per un avvicendamento, un cambio della guardia. Le differenze potrebbero essere nello stile (e bisogna anche vedere se ci sarà o meno un peggioramento), in qualche alleanza politica da costruire con minore o maggiore disinvoltura. Ma il dogma dell'esclusione del controllo da parte dei protagonisti sociali della produzione ed il nascondimento del reale dominio attraverso le leve finanziarie e gli indirizzi di politica e di politica economica, non vengono certo toccati. Di qui l'avversarione per la politica che, invece, rimetterebbe in gioco gli esclusi che l'ideologia di Berlusconi e Della Valle considera inadatti, dato che per loro il solo criterio di guida della cosa pubblica è aver mostrato capacità di sapere essere alla guida del capitale.
Terzo intervento è sull'Unità relativo alla querelle fra Vattimo e Ferraris, fra post-moderno e new realism. Come accennato tempo fa in un post rintracciabile su questo blog, la contrapposizione è fra la posizione di Vattimo (non esistono fatti, ma solo interpretazioni) con quella di Ferraris (i fatti hanno la loro autonomia e sono un tribunale per stabilire quali possano essere le interpretazioni false o ingannevoli, determinando un criterio di giustizia che vada oltre i condizionamenti delle varie forme di dominio). La terza via, proposta da Mico Capasso (dottore di ricerca presso l'Università Roma tre) individua nella dialettica il passo in avanti che potrebbe essere fatto partendo da questa polemica. Bisogna intendersi - sostiene - sull'interpretabile, e in ogni caso ci sono una rete di dati che, senza una loro disvelamento o una loro decostruzione, nascondono addirittura un più insidioso vantaggio che le forme di dominio costruiscono più o meno consapevolmente. Per comprenderli e per renderli vivi e non-nascosti o meglio non-velati questi dati vanno esaminati nell'effettivo esercizio della loro produzione e dei soggetti che la compiono. Insomma ermeneutica più indagine storico dialettica. Aggiungerei: con grande attenzione - e mi riferisco a Althusser citato nel post di qualche tempo fa - a quel transindividuale che contempera soggetto e relazione coppia insindibile per lo smascheramento del dato-feticcio o dell'ente non dis-velato.