Si tratta di appunti presi durante la giornata su temi di politica, cultura, scienze, storia e soprattutto filosofia
Ho ascoltato sabato 17 settembre l'intervento del professor Ferraris al Festival della Filosofia a Carpi. Siamo nel pieno della polemica su nuovo realismo e post modernismo,una polemica che ha segnato la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno. C'è il segno positivo del discutere di filosofia sui grandi organi di informazione (il confronto è cominciato da un articolo proprio di Ferraris su la Repubblica, lì e altrove continuato: Foglio, Corriere della sera, etc.), evidentemente tutto questo conferma l'efficacia della celebre allegoria hegeliana: la nottola di Minerva spicca il volo sul calare della notte. Cioè la filosofia distende le sue possibilità quando un ciclo storico si chiude e uno nuovo sta per aprirsi. Solo che il chiudersi di un'epoca e l'aprirsi di un'altra, per Hegel, erano incarnate dal trionfo di Napoleone a Jena, per noi sono incarnati dal tonfo di una Jena che si è creduto Napoleone.
Ma andiamo all'argomento: la contrapposizione tra post-modernismo e nuovo realismo potrebbe spostarsi su un tema antico forse come il senso di questo dibattito stesso. E se si cercasse in questo flusso di correnti opposte, una via navigabile lungo il dibattito sull'essenza dell'uomo e, campo in cui Ferraris, si trova a suo agio, su quello dell'ontologia?
Nella contrapposizione fra un post-modernismo e nuovo realismo c'è la posizione del professor Vattimo il quale sostiene che il reale, esista o no, conta poco perchè contano altre cose come il rapporto fra uomini, la solidarietà. Conclude: chi crede solo nel reale è un servo del sistema e del capitale. Dall'altra parte c'è il new realism di Ferraris che omaggia prima di tutto il reale a prescindere da ciò che questo reale significhi (per un soggetto che prima però lo deve rappresentare) o, aspetto più importante, esalta il reale a prescindere da ciò che può diventare, grazie all'intervento dell'uomo e della produzione dell'uomo (e il pensiero è produzione).
Mi pare che qui si sia tornati ad una delle grandi contrapposizioni della storia della filosofia, quella fra nominalismo e realismo. Anche i nomi a volte cambiamo poco. Tornando al punto di vista ontologico da una parte abbiamo l'idea che nel post-moderno è l'individuo (o le empatie fra individui) a costituire il fondamento (il nominalista Hume non parlava forse di "simpatia" come sentimento radicale?), il resto, l'universale, il mondo, segue.
Dall'altra, nel realismo, il genere, l'essenza (e quindi nel mondo moderno l'epistemologia, la conoscenza vera del reale) precede o prescinde da ogni altra conoscenza, da ogni altro sapere, dal modo di produrre, dalla coscienza e dall'ideologia degli individui. Il mondo c'è nonostante la nostra presenza (esistenza, azione).
I delusi dalle ideologie si sono trovati compatti attorno al grande cantiere delle decostruzioni. Sono i luddisti delle ideologie, i figli più o meno illegittimi di Max Stirner, il nominalista (pre-post-moderno) più radicale. Se per Vattimo non esiste altro che la fondamentale alleanza ed empatia degli sfruttati, Stirner lo batteva eccome, visto che L'"Unico" rifiuta qualsiasi narrazione. Anche quella della solidarietà fra uomini conculcati dalle ideologie, fra le quali, evidentemente, trova posto anche quella della solidarietà contro gli sfruttati. E' il paradosso del solipsismo che Ferraris, citando Russel ripropone, come efficace arma polemica verso chi pretende di costruire un'Alleanza fra persone che condannano le grandi Idee come macchinazioni per lo sfruttamento (quindi, se fossero coerenti, lo dovrebbero fare anche contro quella idea di solidarietà narrata da loro stessi e alla fine si renderebbero conto che proprio l'idea di Alleanza in questo contesto diventa contraddittoria).
Come procede la storia delle idee filosofiche lungo il cammino della storia dell'umanità? Non è certo una linea retta, ha piuttosto la somiglianza di un movimento a spirale. Ruota attorno ad un centro, si occupa, quindi, in sostanza, più o meno delle stesse cose, ma con un guadagno ad ogni torsione. I problemi della filosofia sono come una lunga fila di Kehbab che si rosolano, il pensiero si asciuga, ne viene tolta una parte, consumata, si affina, ma continua a girare attorno a quel centro e sopra quelle braci. E così proseguendo, per quanti kehbab possiede quella rosticceria filosofica. E' perciò possibile che la rosolatura del dibattito nominalismo-realismo, arrivato al punto di cottura e taglio di post-modernismo-new realism, trovi un nuovo Carlo Marx che, partendo dal problema della ricerca dell'essenza dell'uomo, superi entrambe le tesi con un ontologia del trans-individuale (lo dicevano Althusser o Balibar), dove la realtà è tenuta ferma dalla capacità produttiva dell'uomo che genera teoria, o ideologia o merci che vengono scambiate per ciò che sono o per ciò che rappresentano e con tutte le problematiche lasciate aperte da un pensiero marxiano che ha certamente bisogno di un nuovo cuoco, ma che è là, vivo e vegeto a fornire gli ingredienti per il superamento della contrapposizione realismo-nominalismo. Magari, come il Kehbab, stavolta il nuovo Marx sarà arabo o verrà dal Sud del mondo.
Si ringrazia il laboratorio di ontologia del professor Ferraris per la citazione: