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Si tratta di appunti presi durante la giornata su temi di politica, cultura, scienze, storia e soprattutto filosofia

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Monti, il grigio lombardo, getta la maschera dopo la battuta sulla monotonia del posto fisso: "Basta con il buonismo sociale".

BOLOGNA - La campagna mediatica condotta da Mario Monti, ex mite professore, è segnata in questi giorni da un continuo digrignare di denti. Prima l'infelice battuta sulla monotonia del posto fisso, poi l'attacco all'articolo 18 che farebbe fuggire gli investimenti in Italia, il tutto condito dalle minacce della ministra Fornero: riforma del mercato del lavoro anche se le parti sociali non sono d'accordo. I vecchi, incanutiti, (carichi di privilegi, stipendi e prebende) professori, ex baroni delle cattedre, ora baroni della politica, mostrano la grinta del tatcherismo anni Ottanta. E' il nuovo che avanza. Trent'anni dopo scoprono medicine economiche che hanno causato fame, disoccupazioni, crisi, hanno incrinato la solidarietà sociale, hanno reso i ricchi più ricchi e i poveri più poveri, hanno introdotto un modello culturale per il quale chi riceve un salario deve essere grato a chi lo elargisce. Questi professori, che nella loro vita accademica non hanno alcun merito, nessun rilievo scientifico, se non quello di essere stati i portavoci di potentissime lobby, ci fanno pure la morale.

 

Ma quello che più mi indigna nelle dichiarazioni di aggiustamento che questo grigio uomo lombardo ha pronunciato, dopo lo scivolone sulla monotonia del posto fisso, è una frase che dovrebbe essere uno squillo di fanfara che chiama alla rivolta i lavoratori, i partiti politici e i sindacati. Monti ha detto: "Finora da parte dei governi c'è stato troppo buonismo sociale". A parte l'idea di connotare il rispetto, quindi la considerazione, l'attenzione, comunque rivolta a categorie deboli, con un sostantivo ideologizzante, il buonismo, per rendere l'attenzione alle prossimità, a chi lavora, a chi è dentro un meccanismo che non può correggere, un approccio vacuo e per colorarlo di zucchero avariato, c'è un'altra questione. I governi che hanno preceduto Monti, e segnatamente i governi di destra, hanno condotto una sistematica demolizione del principio del rispetto sociale. Due questioni recenti recenti, legate al governo di Bossi e Berlusconi. Alle donne viene imposto un illegale clausola di autolicenziamento nel caso in cui dovessero rimanere incinta? Bene, Bossi e Berlusconi cancellano la norma per stroncare questo malcostume. La Fiat impone una svolta autoritaria ingannando tutti e tacendo omertosamente sui piani di sviluppo? I governi di destra tacciono a loro volta, mentre quando la Fiat va in America deve spiegare tutto: cosa fa e cosa produce, fino all'ultimo pezzo che dovrà uscire dalla catena di montaggio. Il giallo digrignare di denti di Mario Monti fa paura perchè evoca un modello a tavolino di scientifica soppressione di un pezzo di umanità. Lotta al buonismo sociale equivale all'idea che serve una cattiveria sociale. Quella che porta poi, in ragione di una scelta ideologica, il neoliberismo, alla soppressione di un modello di lavoro, di una funzione e di alcune professionalità, insieme ai lavoratori stessi, alle loro esigenze, ai loro valori.

 

Il contrario del buonismo sociale è il cinismo sociale. Questo è il manifesto di Monti. L'ha evocato per correggere la battuta idiota sulla monotonia del posto fisso. Del resto quando c'è un problema di comunicazione, chi commette una gaffe rimedia sempre dando fondo a quel repertorio sul quale si sente sicuro. Mario Monti è un lombardo triste, una tipologia che si contrappone, antropologicamente, nella sua categoria sociale, al cumenda borioso, fanfarone, persino simpatico, se poi, ad esempio, resta tale e non diventa capo del governo e va a rappresentare il suo paese di fronte a degli statisti veri. Noi abbiamo avuto prima il cumenda fanfarone e barzellettiere da club vacanze e poi il grigio lombardo. Il grigio lombardo, messo difronte alla necessità di essere anche un po' personaggio pubblico spendibile, oltre ai suoi diagrammi tratti dai manuali ideologici del liberismo, deve aver ascoltato il consiglio di chi gli ha suggerito di concedersi qualche battuta, ogni tanto. Ne è venuta fuori una cosa penosa: "Il posto fisso è monotono". Persino il catto-liberista Pierferdinando Casini, che ha giurato "perinde ac cadaver" fedeltà all'esecutivo della Goldman Sachs, ha preso le distanze da questo scivolone.

 

A Monti le battute proprio non vengono e non le sa proprio proporre, anche se gliene suggerissero di azzeccate. E allora di fronte agli sberleffi e alle indignazioni, ha scelto il conforto del mestiere. Il mestiere venuto fuori da anni di esercizio del ruolo di barone, di cattivo senza anima, di gabelliere, di tagliatore di teste, di lobbista diventato esecutore dei voleri dei più potenti, alla faccia di chi ci capita in mezzo: insomma il mestiere che gli viene da quello che ha sempre fatto, il fido esecutore del volere delle banche. E così, per surrogare la cifra stilistica che non gli è propria, lo humor, ha prodotto la magnifica frase: "Basta con il buonismo sociale". Questa espressione è il copendio di tutto un modo di agire. Bersani, parte del Pd che non si è già compromesso, cattolici con sensibilità sociale, a meno di non essere complici, glielo facciamo vedere un po' che è davvero ora di mettere da parte il buonismo sociale? E gli assestiamo tutti un bel calcio nel sedere. Così poi vediamo se la prossima battuta viene meglio.

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