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Si tratta di appunti presi durante la giornata su temi di politica, cultura, scienze, storia e soprattutto filosofia

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Il cardinale Reinhard Marx e il suo "Das Kapital"

BOLOGNA - Mentre una parte dei commentatori ideologizzati produceva i canti d'elogio funebre per la scomparsa di Margaret Thatcher, Jorge Mario Bergoglio era al lavoro per definirela lista dei cardinali sui quali poggerà il tentativo di riforma della Curia romana e del governo della Chiesa. Fra questi c'è il tedesco Reinhard Marx. L'omonimo del grande pensatore comunista è stato, tra l'altro, vescovo di Treviri, città natale del filosofo tedesco. E ha scritto un testo, tradotto in Italia nel 1979, dal titolo inequivocabile. "Das Kapital". In Italiano si specifica: "Critica cristiana delle ragioni di mercato", in tedesco l'occhiello è "una riflessione per gli uomini". Il "Das Kapital" di Reinhard Marx è un testo in cui, da un punto di vista cristiano e non socialista, si arriva ad una confutazione dei motivi ispiratori che hanno promosso il capitalismo globale e finanziario e se ne sottolineano le contraddizioni e l'inconciliabilità con la visione del mondo cattolica. Le analisi e gli strumenti marxiani vengono utilizzati senza infingimenti ed è la prova che tutte le politiche di tipo liberale hanno un sostrato ideologico di tale durezza e di tale vetustità che sono stati superati persino dalla Chiesa cattolica (e pensare che i sostenitori di Matteo Renzi, quelli della Milano della finanza,  sono entusiasti del loro protetto perchè vedono nel giovane rampollo una delle poche persone di centro sinistra che non ha letto Marx. E se ne vanta)

I devastanti effetti delle politiche liberali nel mondo hanno portato al successo del capitalismo finanziario e all'erosione delle attività imprenditoriali basate sulla produzione manifatturiera. Ma il vero e maggiore ostacolo ad un confronto sincero e approfondito sulle cause della grande crisi è il mancato riconoscimento che (lontano dal rappresentarsi come la mano invisibile dell'economia che regola la vita della comunità globale) le scelte che abbiamo subito negli anni Novanta furono l'effetto di una operazione costruita a tavolino e basta su due fattori. La volontà di potenza e di dominio di alcune elites capitaliste mondiali e la decisione di far dipendere ogni mossa da una visione ideologica che postulava il principato dell'iniziativa privata (di pochi) ai danni dei bisogni e degli interessi dei molti. Questo è stato in una sintesi radicale il tatcherismo e il reaganismo, ovviamente ammantati da una visione religiosa di tipo protestante visceralmente anti-cattolica, anche se non conclamata. La capacità della Chiesa di recuperare per un ruolo politico di primo ordine un cardinale capace di confrontarsi senza riserva con il fondatore del comunismo scientifico la dice lunga di come siano arretrati e consumati i vecchi strumenti ideologici del liberismo che, però, continuano a orientare la battaglia culturale spacciando certe scelte per opzioni di libertà.  

Quando l'equazione liberismo e liberalismo uguale a libertà scomparirà dalla visione culturale dominante dei rapporti fra economia e politica si getteranno le basi per un confronto più fecondo al fine di venire a capo dei grandi enigmi dello sviluppo planetario.

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