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Si tratta di appunti presi durante la giornata su temi di politica, cultura, scienze, storia e soprattutto filosofia

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Grillo che si crede Gesù nella lettura di un teologo che ne aveva visti come lui

BOLOGNA - La fuga verso la politica millenaristica del duo Casaleggio Grillo è ormai evidente anche a chi si è svegliato tardi. Tra l'altro la politica italiana è ormai provvista di personaggi che sono a pieno iscrivibili in un gioco di ruolo, quelli che hanno formato negli anni Casaleggio e che ora, il guru del M5s vuole riproporci nella grande competizione per il dominio dell'Italia. C'è l'highlander, torna, fa paura in televisione, è il mostro che incarna la perfezione del male e del passato tenebroso. Esiste l'eroe buono da Topolinia che fa quello che il buon senso suggerirebbe (ma niente di più), comprensivo, umano; c'è il ragioniere ligio e asciutto, capace di tenere i conti a posto, ma al tempo fa correre brividi lungo la schiena per la sua inumanità, androicità; esistono, infine, i due cavalieri dell'apocalisse. Grillo e Casaleggio incarnano il ruolo di Cyber Messia. E non pensiate sia un'estremizzazione. Il dubbio è venuto almeno ad uno di loro, Beppe Grillo, che non sa più di essere (ipse dixit durante le regionali in Sicilia) "un politico, un comico o Gesù Cristo". La parodia televisiva del conterraneo di Grillo, Maurizio Crozza, che racconta bonariamente Casaleggio insieme alle sue visioni, addolcisce un aspetto che invece, in democrazia, dà spavento.

 

Beppe Grillo, così ben costruito dal suo burattinaio Casaleggio, ama il ruolo soteriologico del Redentore. Un Gesù Cristo pop che non manca nessuna delle performaces alle quali il ruolo di icona moderna deve assoggettarsi. E' il Duce sportivo, capace di forgiare il suo corpo per qualsiasi impresa. E perciò attraversa lo Stretto di Messina. E' la nuova rock star che si getta sulla folla a corpo morto, è il predicatore furente. La storia ne ha mostrati molti di questi ieratici imbonitori. Scavano nel bisogno di sacro di ciascuno di noi e vendono un prodotto ben costruito. Il successo politico di ciascun replicante del primo modello è fornito dalla capacità di interpretare il bisogno primario del Redentore nel proprio teatrino della storia. Il successo sta nell'efficacia (oltre a quella di ben vestire i panni del nuovo Nazareno) di essere credibili nel promettere di soddisfare qualche appetito moderno: niene passaporto ai nati in Italia, niente tasse a prescindere, giornalisti tutti a casa e chissenefrega delle famiglie, e via nella declinazione di altri untori da individuare e punire. Ne abbiamo avuta di gente che ha voluto spacciarsi per Cristo e, nella confusione determinata dall'entrare e vivere il personaggio, a volte ci ha creduto davvero, proprio come comincia a fare il nostro Grillo che si chiede se sia davvero Gesù.

 

E allora volevo proporre un brano di Romano Guardini, teologo cattolico, morto nel 1968 e vissuto sempre in Germania, praticamente dal 1875. Con queste righe spiega come si può, invece di sacralizzarla, paganizzare la politica, mantenendo intatta la iconologia teocratica per poi trasformarla, subito dopo, in struttura di dominio.

"Il motivo mitico fondamentale del Salvatore, non più superato e nello stesso tempo compiuto da Cristo, è ricaduto nella dimensione irredenta-pagana e si è fatto valere come tale. La sua energia che aveva perso ogni collocazione, non più legata e legittimata alla figura del sovrano cristiano, si è aperta di nuovo la via nella storia nella sua forma pagana, o meglio apostata… Ad ogni modo l’intento mirava a strappare la figuar sacra, diventata il più intimo parametro del mondo cristiano e porne al suo posto un’altra che avrebbe dovuto determinare l’esistenza in modo puramente terreno".

Sembra un passo ritagliato su quell'ex comico che oggi è dilaniato dal dubbio se sia diventato un Cristo o no, mentre il suo socio mette a punto l'ideologia messianica per il movimento di cui è proprietario. Invece Romano Guardini si riferiva ad Adolf Hilter.

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