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Si tratta di appunti presi durante la giornata su temi di politica, cultura, scienze, storia e soprattutto filosofia

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Il manifesto automortuario a Cava de' Tirreni e il Sileno di Nietzsche

BOLOGNA - Il senso della tragedia dell'esistenza può emergere quando meno te l'aspetti. Anche sotto forma di sberleffo. E' il caso di Mario Pisani, morto a cava de' Tirreni lo scorso 13 aprile a 94 anni. I manifesti mortuari, come si conviene al Sud, anche se in un centro quasi metropolitano, vengono affissi nel quartiere o nelle zone frequentate dal defunto. 

 

 "E' venuto a mancare all'affetto di nessuno, per il gaudio di parrenti e conoscenti, Coloro che in vita non mi hanno accolto nella più grossa sciagura della mia esistenza, io non li voglio neppure da morto". Come introduzione - quasi un distico che precede il cuore del messaggio - appare in caratteri leggermente più piccoli la seguente frase. "Volevo non essere mai nato per mai soffrire e mai morire". Altro che invito alla pacificazione post-mortem in stile "A' livella" di Totò. Autentico o falso che sia l'episodio (i manifesti sono stati affissi per davvero, il morto, ancora non è sicuro sia stato l'autore) è di fatto uno sberleffo più che dinanzi alla Morte, a seguito della Vita.

 

Uno sberleffo che sembra una citazione da "La nascita della Tragedia" di Nietzsche. Quando Re Mida cerca di farsi dire dal Sileno, creatura sinistra, della progenie di Dioniso, quale sia la cosa migliore per l'uomo. Seguiamo il brano nietzschiano. "Il re Mida inseguì a lungo nella foresta il saggio Sileno, seguace di Dioniso, senza prenderlo. Quando quello gli cadde infine tra le mani, il re domandò quale fosse la cosa migliore e più desiderabile per l'uomo. Rigido e immobile, il demone tace, finché, costretto dal re, esce da ultimo fra stridule risa in queste parole: 'Stirpe miserabile ed effimera, figlio del caso e della pena, perché mi costringi a dirti ciò che per te è vantaggioso non sentire? Il meglio è per te assolutamente irraggiungibile. Non essere nato, non essere, essere niente. Ma la cosa in secondo luogo migliore per te è morire presto'". Vivo o morto, autentico o falso, Mario Pisani, o pseudo-Pisani, sa o sapeva quello che ha scritto. Un testo che si inserisce appieno nella grande tradizione che privilegia, ad esempio, la lettura tragica della civiltà greca (e quindi della civiltà nostra progenitrice), anzichè quella serena descritta da tanti classicisti, in voga dal Rinascimento in poi.

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