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Si tratta di appunti presi durante la giornata su temi di politica, cultura, scienze, storia e soprattutto filosofia

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Eliminare il Grasso (Aldo) superfluo: la semiotica dello scontato

BOLOGNA - Resto sempre stupefatto della rubrica di Aldo Grasso sul web del Corriere della Sera non tanto per i giudizi segnati da uno standard ormai conclamato. Si plaude il cosiddetto nuovo, si critica, a volte si offende quello che sembrerebbe il vecchio, dall'alto (o dal basso) di una visione basata su un gusto del giusto mezzo piemontese o lumbard che dir si voglia. Mi ricorda le invettive critiche di Benedetto Croce (senza offesa per il grande filosofo idealista) che stroncava temibilmente tutti gli autori che gli passassero tra le mani, scuoiandoli con il bisturi della metodologia più radicale: poesia e non-poesia. Ma alla fine, dal trono del Grande Giudice anche Croce aveva un background stilistico di riferimento (criticabile): quel sentimento lirico che, senza eccessi, ma senza torpori si rifaceva ad una classicità rivisitata dai tempi moderni, insomma Carducci. Più o meno così procede Grasso che aggiunge, di tanto in tanto, sentenze politiche, anche queste ispirate alla tradizione-pretesa che fu del Corriere della Sera di rappresentare il pensiero medio borghese della Milano che conta, una volta concetto abbastanza chiaro, ora smarrito tra mille inciampi dettati dal progresso delle tecnologie e dai nuovi aggregati ideologico-sociali.

 

Ma, non è questa la cosa che sorprende. La cosa che sorprende di Aldo Grasso che ha acquisito il format twitter in streaming, senza però supportare questa brevità con un'intensità o una capacità prepotente di esprimere contenuti, come il tempo a disposizione esigerebbe.

Il suo format è di 2 minuti e mezzo circa, sigle di apertura e chiusura comprese. La sua efficacia, però, è quella di un occhiello che, in gergo giornalistico, è la riga che appare sopra il titolo ed è destinata ad intrudurre l'argomento supportato dalla forza del titolo, spiegato poi nel catenaccio (la riga o le due righe sotto al titolo) e dai sommari. Non solo Grasso non arriva al contenuto, ma spesso non giunge nemmeno al titolo. Insomma introduce appena un argomento e poi tanti saluti.

 

Prendiamo l'esempio del post video sulla Formula Uno di questi giorni: 2'25" secondi appena, comprese - si diceva - le sigle di apertura e chiusura. Nei primi 45 secondi dà una notizia in realtà già ampliamente nota attraverso i dati di rendicontazione del traffico televisivo. Il Gran Premio d'Australia di Formula Uno, trasmesso da Sky, ha toccato, repliche comprese, 1 milione di telespettatori. Un dato, per Grasso, cospicuo. Nei successivi 30 secondi afferma che la Rai ha trasmesso lo stesso evento in differita raccogliendo 5 milioni di utenti. Nei 40 secondi successivi, peraltro aiutato dalle immagini che gli appaiono alle spalle, Grasso spiega quello che ormai è noto a tutti da mesi: Sky ha raccontato il Gran Premio con modalità diverse, utilizzando un mosaico interattivo di inquadrature che diventa materiale per la regia del telespettatore. La Rai, invece, afferma Grasso, propone una narrazione tradizionale dell'evento.

 

Infine, si dirà, arriva l'analisi. Eccola: in 25-30 secondi: "se ci fosse un sociologo che volesse studiare seriamente il problema - afferma Grasso - si troverebbe di fronte una materia particolarmente interessamente, perchè si assiste ad una disparità sociale mascherata". Punto. Chiuso. E ripete il concetto negli ultimi secondi: Da una parte c'è un modo nuovo di guardare la televisione, dall'altra un modo tradizionale.

Alla fine verrebbe da dire: e allora? Il semiologo Grasso studia la tivvù - è proprio la sua materia, nella quale è considerato una sorta di luminare, un mostro sacro - e ci dice che esiste una fatto rivoluzionario innescato dall' introduzione del mosaico televisivo capace di determinare una faglia sociale. E poi chiede l'aiuto degli esperti per mostrarne il senso. E' come se un politologo di fronte all'affermazione del Movimento cinque stelle affermasse che il fatto è clamoroso, ma chiedesse aiuto per mostrarne il senso a chi ne sa più di lui. Okai, buon suggerimento. La volta prossima andremo direttamente ad ascoltare un vero esperto. O qualcuno capace di azzardare delle idee. 

 

Ps. Peraltro la novità del mosaico interattivo (in altri paesi già in uso) è in linea con le piccole e grandi innovazioni che spingono il mondo della comunicazione lungo sentieri assolutamente inediti, sotto la pressione innovativa di quelle trasformazioni che genericamente indichiamo con la categoria di innovazioni tecnologiche e di interazione. Lo capiamo da soli che il fatto rappresenta una novità (e di quale portata nemmeno è chiaro).

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