Si tratta di appunti presi durante la giornata su temi di politica, cultura, scienze, storia e soprattutto filosofia
Pubblicato su Il Corriere dello sport 28-06-2020
In principio fu Dario Bonetti. Una rivoluzione. Nel marzo del 1986 Silvio Berlusconi strappò alla Roma il difensore che continuò a giocare in giallorosso dopo l'annuncio del neo presidente, destinato a cambiare tante altre abitudini in Italia. Ora, giugno 2020, parliamo di Arthur Melo e di Miralem Pjanic, il primo dal Barcellona alla Juve, il secondo dalla Juve al Barcellona: si firma ora, si giocherà a settembre. Sembra uno spot, è la realtà. In mezzo c’è tutto, scudetti e Champions. È il tempo in cui un cambiamento si realizza a renderlo eclatante. Quante volte, anche negli anni ruspanti del calcio mercato, la consapevolezza differita di un acquisto ha comportato spaesamento e richiami alle virtù? Chi gioca per una squadra onori fino alla fine la sua maglia. Sembra la traduzione di una sentenza latina. Il grande Giuliano Sarti venne travolto dalle
polemiche per quell'errore che da interista consegnò la vittoria al Mantova nell'ultima giornata del campionato 1967-'68 e lo scudetto alla Juve alla quale, si mormorava, era già stato ceduto e con la quale giocò dalla stagione successiva.
I greci chiamavano Kairos il tempo che sfugge all'indifferente scansione del Cronos. Quell'attimo, il Kairos (breve o infinitamente ampio che sia) dove tutto cambia. Il mercato del calcio così a lungo dilatato porta con sé paura, ansia e richiami all'etica. Che succederà a Pjanic neo blaugrana ma juventino fino a fine stagione e a Arthur neo bianconero, ancora centrocampista dei catalani? Ne vedremo delle belle se Sarri e Setien eliminassero Lione e Napoli e se si incontrassero nelle Final Eight di Champions. Forse niente di così grave rispetto all'imbarazzante situazione che coinvolse Inter, Lazio e Stefan De Vrij il 20 maggio del 2018. Già interista giocò da laziale la gara che poteva comportare la qualificazione in Coppa per la stagione successiva di una delle due squadre. Andò tutto bene all'Inter che raggiunse la qualificazione. E, perdendo, l’olandese, la conquistò.
Ci si appella al principio di responsabilità, quello codificato da Hans Jonas: ogni nostro gesto avrà conseguenze. Questo accade soprattutto nelle società tecnologiche, dove un gesto lascia il segno. E cosa è più tecnologico di un calcio che dilata le stagioni per salvaguardare campionati che altrimenti sarebbero stati cancellati? La responsabilità è capire che un gesto sbagliato guardando al dopo anziché all’ora può mettere in difficoltà il sistema che ha creato, come nel mercato prolungato, la soluzione tecnica alla grave crisi di quest’anno. È questa la responsabilità che, in tempi di nuovo eccezionali, si chiede a tutti: anche a Pjanic e a Arthur .