Si tratta di appunti presi durante la giornata su temi di politica, cultura, scienze, storia e soprattutto filosofia
Giancarlo Galan, ministro per i Beni e le attività culturali dell'Italia, non è deputato e quindi non ha diritto all'ambitissimo barbiere di Montecitorio. Taglio raffinato, costo "cinese", come quello offerto dai tanti artigiani dell'acconciatura venuti dal lontano Est che hanno contribuito ad abbassare i costi delle nostre spese dal barbiere o dal parrucchiere del settanta e ottanta per cento. Visto che lui alla qualità ci tiene (e anche al contenimento delle "sue" spese) chiede, di volta in volta, in prestito, il tesserino da parlamentare ad amici del Pdl. E s'imbuca. Perfetta sintesi di massimo risultato con un minimo sforzo. E non c'è voluto un investigatore particolarmente smaliziato a scoprire questo meccanismo. Galan, il ministro che ha più volte violentemente e giustamente polemizzato con la Lega, per quelle strizzate d'occhio (che ci costano milioni e milioni di euro) agli allevatori padani inadempienti delle intimazioni e delle multe Ue sulle quote latte, l'ha confessato in un'intervista al Fatto Quotidiano. Se uno che ha la percezione del bene pubblico utilizzato a fini di parte (come nel caso delle multe che gli italiani pagano per le quote latte che la Lega toglie ai suoi potenziali elettori) si fa tagliare a scrocco i capelli e, lo confessa senza reticenze, significa che il suo senso della cosa pubblica è davvero sul filo del rasoio. Sotto quel livello si è eticamente commendevoli, sopra no. Fosse questo il problema il disagio che noi avvertiamo sarebbe abbastanza semplice da spiegare. Galan ritiene che la frequentazione del barbiere di Montecitorio costituisca un oggettivo vantaggio per la sua persona nella sua funzione. Ha torto Galan? Per cercare di capirlo immaginiamo la sua educazione politica e a quali autori si potrebbe essere ispirata. Andiamo a vedere uno dei primi testi dell storia del pensiero politico, dove, come noto c'è anche tanto altro, oltre alla politica, La Repubblica di Platone. Nei capitoli centrali il filosofo aristocratico ateniese illustra le caratteristiche di formazione dei guardiani, quelli chiamati a difendere o a governare la città. Come si seleziona per Platone la classe dirigente? O meglio, come si addestra? "Si deve cercare quali guardiani rispettino la norma loro propria, di dover fare di dover fare ciò che ritengano ciò che è meglio per lo Stato. Occorre perciò sorvegliarli fin da fanciulli e proporre loro opere che potrebbero far scordare assai facilmente tale norma e dare luogo ad inganni ; e si deve approvare chi la ricorda e non è facile all'inganno, scartare invece chi lo è... E a chi superi le successive prove, nell'infanzia, nell'adoloscenza e nella maturità, e risulti integro si devono affidare il governo e la guardia dello stato"... . (Platone, La Repubblica . Libro III 413-414) Il curriculum di Galan parla chiaro: direttore centrale di Publitalia da giovanissimo, partecipa alla costituzione di Forza Italia nel 1993. Esercizi per convivere con l'inganno ne deve aver fatti. Il dubbio è uno solo: sta continuando a educarsi o è passato dal ruolo di educato a quello di educatore? In questo caso di certo andrà nei guai chi gli ha prestato il tesserino. Oppure il barbiere.