Si tratta di appunti presi durante la giornata su temi di politica, cultura, scienze, storia e soprattutto filosofia
BOLOGNA - Questo mio testo è apparso sul Corriere dello Sport-Stadio del 31 dicembre, volevo condividerlo con voi nel giorno del 45° compleanno del pilota. E' ovvio che il concetto di destino ha bisogno di approfondimenti. Ma, rispetto a quello che si è detto riguardo la vicenda Schumacher, è chiaro che l'incidente è accaduto per fatalità e non per sprezzo del pericolo. Quindi calza il tema del destino, non altre analisi che pure sono apparse riguardo l'etica del rischio eccetera e che nel caso dell'incidente alpino dell'ex campione del mondo, proprio non hanno nulla a che vedere. E poi ci sarebbe da dire ancora molto sulla idea della nostra società basata sul semplice esistere. Prendiamolo come un punto d'appoggio per ripercorrere in due battute il terribile peso del destino nella nostra civiltà.
Qauando il destino colpisce, l’ovvietà ci protegge dallo smarrimento. E così ci ritroviamo con un’alzata di spalle: era destino. Michael Schumacher, dominatore del rischio e della velocità, lotta contro la morte dopo una caduta con gli sci. Ci sconvolge l’alito di questa sorte. E se non banalizziamo, tremiamo. Perchè manca un appoggio a noi figli di un’era fondata sul semplice principio di esistenza. Qui non serve altro che nascere. Poi pieghiamo tutto alla tecnica, sciogliamo i legami con la natura e con la specie, con il nostro genere e con la nostra storia sociale. Seduciamo il destino e lo abbandoniamo. Scegliamo dove andare e attraversiamo la fune tesa da un estremo all’altro. Sicuri che nessuno la farà oscillare. Ecco, il punto è questo.
Chissà quanto volte Schumacher ha sentito il brivido del rischio, quell’adrenalina che consente di allargare il tempo e renderlo diverso. Una curva percorsa a 250 all’ora e una sbandata chissà quante volte hanno fatto entrare Michael in quella dimensione di cui parla anche Valentino Rossi: «Ci sono momenti in cui compio gesti, forse sapienti, di certo necessari, ma che visti da fuori hanno una incredibile velocità. Eppure li eseguo tranquillamente».Schumi era abituato a questo. C’entrano tecnica e specializzazione? Certo, ma questa esperienza ha radici antiche: i greci la chiamavano kairos, la dimensione qualitativa del tempo, distinta dal kronos, fatto dalla quantitativa somma degli istanti. Chi viveva il kairos si appropriava dell’ordine in cui si era calato e da uomo mortale compiva qualcosa di divino. Dietro ogni evento, però, si tessevano le trame del Destino alle quali nemmeno un dio poteva sfuggire. Il Destino poteva farci cadere dalla corda che stavamo attraversando con perizia e sicurezza, gettandoci nel kaos e nel kronos che tutto divora. Con il passare dei secoli abbbiamo trasformato questo destino in Provvidenza. E abbiamo pregato che ci raggiungesse nella sua forma benevola, offrendo la nostra Fede. Poi non ci siamo più accontentati e in quel destino abbiamo cercato la Ragione. Abbiamo preteso di parlare il linguaggio di Dio con i numeri che riconoscevamo in ogni composizione umana e naturale. Grazie a questa nuova sapienza siamo diventati creatori, siamo diventati noi stessi i fabbricatori del destino. Siamo così entrati nell’era dell’ultimo uomo, quello che tutto possiede e che tutto sa, un’era «destinata» però al tramonto.
C’è un «Inno» bello e tremendo di un poeta tedesco, intitolato al «Reno», il grande fiume nel cui bacino c’è il circondario del Rhein-Erft-Kreis, proprio dove è nato Schumacher. Nel fiume si compie l’esistenza - si dice - e chiunque sia stato eroe si ricongiungerà al divino dal quale si è separato. Lo farà attraverso le risorse che lo hanno reso invincibile. Il dominio del rischio e della velocità di Michael equivalgono alla forza titanica del Reno che si scaglia contro i suoi argini. O all’antica storia della città di Xanto i cui abitanti - ricorda il poeta - si precipitano verso una terribile riconciliazione. Accade perciò che prima o poi – dice Hölderlin – o all’improvviso, un fiume, un popolo o un eroe, incontrino inesorabilmente il proprio Destino. Un appuntamento che spetta, però, ai grandi. A noi rimane solo la sconvolgente visione dell'Enigma.