Si tratta di appunti presi durante la giornata su temi di politica, cultura, scienze, storia e soprattutto filosofia
I fischi a Lucio Dalla che cantava Caruso poco prima della partita fra Bologna e Napoli hanno suscitato la reazione decisa di Gianni Morandi. E l'indignazione dell'intera città di Bologna. Ho commentato così sulle pagine del Corriere dello Sport-Stadio questa vicenda
BOLOGNA - Indignarsi è l'indispensabile esercizio etico del dopo. Ma c'è un prima. Chi ricorda la prima volta in cui venne sdoganato in televisione il termine "terrone" Chi ricorda la prima volta in cui un leader politico utilizzò contro un suo avversario, invece degli argomenti di merito, la provenienza geografica, il colore della pelle o i gusti sessuali? E la prima volta che venne invocata la morte di un atleta sul campo? Il neo segretario di un partito politico del Nord venne filmato mentre danzava con i suoi seguaci al ritmo di un motteggio inverecondo che si riferisce ai napoletani come colerosi e terremotati. Indignarsi dopo è indispensabile. Ma bisognava intervenire prima. Molto prima.
La civiltà è una conquista provvisoria. Si può sempre regredire. Giambattista Vico, napoletano, lo sostenne nel secolo dei Lumi, quando si pensava che da quel momento in poi la luce sul nostro agire non sarebbe più mancata. Venne il buio. Nemmeno tanto dopo. Ma cosa ci sarà di grave, sussurrano scossi da tanta indignazione, gli affezionati al tranquillo e putrido, non facciamone una questione di vita o di morte? In fondo, di cosa parliamo? Di fischi ad un geniale brano musicale, diffuso nel posto sbagliato? Il «Caruso» di Dalla doveva affratellare due tifoserie? Ma quegli altri non ci urlano e ci dicono di tutto? E non ci lanciano gavettoni, riempiti con le loro urine? Non sarà la fine del mondo: nel calcio ormai è normale.
C'è un magnifico libro «Come si diventa nazisti» dello storico tedesco William Sheridan Allen. Venne ripubblicato in Italia nel ?94 con prefazione di Luciano Gallino. E' la storia di un piccolo paese che l'autore chiama Thalburg, ed è in realtà Nordheim (nell'Hannover), dalla fine degli anni venti all'inizio degli anni trenta. E' la storia di un luogo normale, simile a certi paesotti italiani del Nord, dove coesisteva una tradizione democratica e una bella etica del lavoro, una condizione sociale non conflittuale, una forte presenza artigiana. Il linguaggio fece capire quello che stava succedendo, alimentato da mille fantasmi, crisi economica, sfiducia, sospetto. Nessuno ebbe la forza di contrapporre a questa degenerazione altri valori. Si accettarono, a poco a poco, zone franche. Esprimersi, ragionare e agire in una certa maniera fu prima tollerato, ma subito dopo divenne normale.
Anche le curve degli stadi sono diventate zone franche. Per il calcio valgono regole non scritte che altrove sarebbero inammissibili. Provate a insultare, bloccare una strada, andare sotto casa di un imprenditore e lanciare petardi e bombe carta. Non per il calcio, ma per reclamare lavoro o per impedire un traforo che sventri una valle. In curva valgono altre regole e altri valori. Pensate che questi ultras non sappiano che innalzare striscioni ingiuriosi rechi danno a tutti, compresa la squadra per la quale ci si farebbe scannare? Sì, tutti lo sanno. Ma nelle altre curve (Milano, Verona, Torino) hanno fatto lo stesso contro i napoletani. La curva di Bologna, perciò, doveva competere essere degna delle altre. Già, dignità. Stesso suono per rappresentare un altro universo. Nessuno, finora, si è sforzato di capire il nuovo mondo che si stava formando. Ecco perché bisognava intervenire prima. Prima che questi nuovi valori sostituissero quelli che hanno fatto grande Bologna. Per capirli, interpretarli, contrastarli. Ora non rimane che indignarsi. Morandi lo ha fatto difendendo, quasi da solo, un amico e un principio. Basterà?