Si tratta di appunti presi durante la giornata su temi di politica, cultura, scienze, storia e soprattutto filosofia
Volevo condividere questo mio intervento apparso mercoledì 11 su Il Corriere dello Sport-Stadio
Nell’era della sua riproducibilità
succede di vedere un’«opera d’arte» incontrare un manufatto a propria
immagine. E’ capitato a Madrid al Wax Museum: Cristiano Ronaldo si è
imbattuto nella sua replica in cera corredata di maglia della
nazionale portoghese. I musei di questi generi rappresentativi vivono
della contemporaneità, un po’ come i carri carnevaleschi riproducono
gli eventi e i protagonisti dell’oggi sia pure in forma grottesca.
Ma dall’incontro, ormai virale sulla rete, tra il campione e quella
Immagine interessa un’altra cosa: l’affermarsi, proprio attraverso il
calcio, dell’idea di «opera», simile a quella di organismo. E’ la
risposta all’imbarazzo di fondo che ci impedisce davvero di capire a
cosa ci riferiamo quando si parla di un’opera e della sua replica,
situazione che nel calcio è portata all’estremo. Se un Ronaldo in
borghese come un qualsiasi visitatore ha di fronte il Ronaldo
rappresentato come calciatore, è lecito chiedersi, dove è l’immagine
originariamente mitica? In ciò che si muove o in ciò che è
rappresentato come autentico calciatore?
Lo spaesamento comincia a serpeggiare pensando al cinema come luogo
di creazioni collettive (si perde il creatore unico, così frammentato
fra regista, montatore, sceneggiatore etc,) Qui comincia a prendere
corpo la metafora dell’organismo. Di quale opera parliamo quando
abbiamo a che fare con un film? Della sceneggiatura, di una delle
versioni più riuscite, delle sequenze al netto o al lordo di un certo
taglio, con un montaggio o con un altro? Ma potremmo anche dirlo di un
romanzo: è sempre lo stesso con un capitolo tolto, oppure aggiunto? E
se sono disponibili tutte le versioni (del film o del romanzo), queli
si posso eliminare e quale conservare per sottolineare l’autorità
«genetica» del modello?
Al concetto di master e di autore unico si sta quindi sostituendo
l’idea di opera evolutiva. E, come ogni organismo, l’opera ha una sua
vita e un suo sviluppo. Ma passando dalla letteratura al cinema,
arriviamo al calcio: cosa accade quando Ronaldo guarda la sua
rappresentazione in cera? (o meglio cosa succede di fronte alle
immagini che riproducono questo evento?) Abbiamo il capovolgimento:
l’opera è ciò che vive, la sua replica riproduce ma non produce.
Questo perché lo sport, più di altri momenti di vita quotidiana,
induce un effetto estetico che poi, attraverso l’allineamento del
gusto, fa sì che tale partita, tale giocata o quel calciatore possano
evolvere in qualcosa d’altro. Diventano una forma di vita condensata:
simboli. Spieghiamo: noi ci esprimiamo e proviamo sensazioni (cioè
usiamo linguaggio e percezione), ma, in certi casi, da questa attività
immediata vengono fuori attività estetiche, simboli, icone, fatti
d’arte.
Finora l’icona è stata prevalentemente un’immagine originaria che ci
comunica qualcosa attraverso un uso diffuso delle sue repliche nella
vita di tutti i giorni, in tante copie, con molti errori (voluti e
non), attraverso sberleffi o liturgie. E così abbiamo i tanti usi
delle icone contemporanee, dalla Gioconda, al discobolo di Mirone,
all’urlo di Munch: sono tutte immagini diventate magliette, quadri,
imitazioni di quadri, tazze da caffè, manifesti, murales.
Ma lo sport come spettacolo globale ha fatto di più: ha creato il
mito dell’atleta riprodotto in miliardi di immagini a rapida
diffusione planetaria. Queste immagini, a differenza delle varie copie
della Gioconda, sono immediatamente originali e repliche. Qui la
televisione fa la differenza: propone in diretta il campione Ronaldo a
vantaggio di chi non lo vede «autenticamente» dal vivo. Ma, viene da
chiedersi: dal vivo, poi, come? Dalla tribuna, dal campo, dalle
lontanissime curve? E poi quel vedere dal vivo è davvero più "vero"
della percezione scaturita dalla realtà aumentata delle telecamere che
colgono ogni smorfia in decine di diverse posizioni e repliche? Ed
ecco scoprirsi l’autentica opera d’arte sportiva. Ronaldo, come ogni
altra grande icona del calcio, è tutto questo "vedere" in-sieme, a
prescindere da come la si rappresenti. In cera o in pixel o in carne e
ossa. E’ l’opera d’arte viva, sparsa dentro il nostro mondo.