Si tratta di appunti presi durante la giornata su temi di politica, cultura, scienze, storia e soprattutto filosofia
Il simbolo nei partiti politici, nei grandi movimenti sociali, in
ogni organizzazione che ambisce ad avere e fornire criteri di identificazione, sia un'azienda del sistema tardo-capitalistico, sia una comunità religiosa antica, ha un immediato effetto
d'orientamento. Che poi si sposta immediatamente nel linguaggio. La falce e martello, lo scudo crociato, i linguaggi delle ideologia (quante volte nei comunicati delle Brigate Rosse, ad esempio,
compariva l'avverbio oggettivamente, proprio perchè la strategia di quell'organizzazione ci diceva che si è nemici o compagni non tanto per scelta o volontà ma per il ruolo, oggettivamente,
recitato in un contesto sociale e politico).
Alcuni dirigenti del Pd hanno immediatamente evidenziato, in alcune loro espressioni, il carattere egemonico della cultura aziendalista che si disciplina secondo la ragione del mercato. Ne avevano già parlato quando Deborah Serracchiani parla della necessità di una nuova "offerta" politica, o propone di "fare un'Opa dentro il partito": utilizzava terminologie proprie del mercato, sia di quello che si rivolge al consumatore, sia del mercato finanziario. Il modello culturale di riferimento, usando quelle metafore linguistiche, è già dato. Questo senso di distanza con la simbologia che invece emerge da altri contesti (quello dei movimenti, dei sindacati, degli studenti e delle università) viene ribadito in un logo che un'iniziativa sempre a cura dei vertice del partito racconta i giorni drammatici della manovra economica del governo Monti. Un periodo segnato dai dolori, persino dalle lacrime - al di là che possano essere considerate fuori luogo o meno - di una ministra, da uno sciopero generale per la prima volta dopo tanto tempo unitario, dalle perplessità e persino da qualche piccola battaglia vinta dalla ex opposizione, ora maggioranza, nei confronti di qualche diktat del govero in carica. Ebbene il Pd per raccontare i giorni drammatici della manovra e quindi della crisi e quindi dell'impatto sociale su pensionati, lavoratori, giovani, precari e disoccupati, sceglie un grafico a linea (lo vediamo qui in alto). Insomma un'immagine che rimanda alla finanza, agli spread, alle visioni aziendaliste e legate al freddo calcolo di dati sui quali produrre poi un'azione politica inevitabile. Da un partito che vuole essere interprete non solo di una visione ragionieristica del futuro, ma di quella qualitativa basata sui bisogni delle classi subalterne - che da queste scelte di tipo finanziario meccaniscistico continuano a restare subalterne e si allargano a macchia d'olio nella composizione numerica e qualitativa nel corpo sociale - mi sarei aspettato un'immagine diversa. Ma forse per i vertici del partito, è evidentemente, anche simbolicamente a cosa legarsi. Si vogliono immediatamente far emergere le priorità e i modelli di riferimento. Basta capirsi. Ho capito.