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Si tratta di appunti presi durante la giornata su temi di politica, cultura, scienze, storia e soprattutto filosofia

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Balotelli Don Giovanni kierkegaardiano

Con un certo ritardo volevo condividere un articolo sulla serialità delle insensatezze di un calciatore italiano come Mario Balotelli, pubblicato su "Il Corriere delloSport-Stadio" il 24 settembre

"Le squadre faticavano attorno alla linea di centrocampo, quando d’improvviso il brusio di San Siro venne interrotto da un lungo applauso: avevo sbagliato il mio primo passaggio nel Milan". Nessuno saprà mai se gli aneddoti con i quali Nils Liedholm infiorava le sue conferenze stampa fossero veri in parte o falsi del tutto. Vero  è che il primo errore dopo un grande ciclo, anche se piccolo, lascia sempre il segno. E i segni vanno interpretati. Ci raccontano dell’era in cui compaiono, ci illuminano su chi ne viene coinvolto. O svelano chi li narra.
 

Il rigore 22 è fatale a Marco Balotelli, dopo una raffica di tiri a segno senza tremore. Di tremore e timore scrisse un danese dell’Ottocento che utilzzò anche la metafora del grande seduttore per descrivere la stanchezza del conquistatore seriale. Don Giovanni collezionava imprese galanti, come Balotelli successi dal dischetto. Invece di trovare libertà ed eros, in quelle sequenze, incontrò la schiavitù. L’errore dal dischetto o la fine delle conquiste a ripetere interrompono una gloriosa noia: offrono però l’occasione del riscatto e della maturazione. O della definitiva perdizione. Don Giovanni sprofonda all’inferno. Non c’è salvezza. E Balotelli? Segna, perde, insulta e minaccia l’arbitro ("Ti ammazzo"), si fa espellere e squalificare per tre giornate. Cerca il senso dopo il grande evento, la grande catastrofe.
 

I cicli s’interrompono e si capisce quando sta per accadere. Il Milan di Capello si ferma a 58 risultati utili consecutivi il 21 marzo del 1993. Un record è dato da una somma di eventi. Quando questi si protraggono tutti uguali diventano più importanti di ciò che stai 
facendo in quel momento puntuale. Prendono il sopravvento, prosciugano energie e proiettano fantasmi. Incubi premonitori. Basta leggerli e aspettarne il compimento. Il 10 marzo di quell’anno il Milan perde all’Olimpico nella semifinale di andata di Coppa Italia contro la Roma di Ciarrapico. Il presidente giallorosso si era fatto ricoverare in concomitanza di alcuni guai giudiziari che lo inseguivano. Non resse - raccontò - all’emozione e, indossato un impermiabile sopra il pigiama, via ad abbracciare i giocatori negli spogliatoi. Quella scena anticipa la sconfitta milanista di campionato, undici giorni dopo, inferta da  un altro giocoliere dello sport: Faustino Asprilla.
 

Attenzione, però, chi viola il sacro cammino resta vittima della vendetta degli dei. E così l’imbattibilità della Juventus di Antonio Conte si esaurisce il 3 novembre del 2012 con l’Inter, 1-3 dopo 49 risultati utili consecutivi. Una sequenza da far tremare i polsi e che 
avrebbe potuto far dare i numeri. Ma alla fine Conte sopravvive e trionfa; Stramaccioni, l’enfant prodige di Moratti, scompare nel gorgo di un’era interista che tramonta.
 

Gli dei a volte sono demoni maledetti e così i record della “Magnifica” nazionale austriaca degli anni Trenta, 14 gare senza mai perdere, quando si giocava davvero ogni tanto, vengono ingoiati dall’idolatria nazionalista. Battuti dall’Italia nel 1934, gli austriaci si dissolvono nell’Anschluss nazista. Una perdizione assoluta.

 

Chi gioca con dei e demoni per sopravanzarli tutti è Gianlugi Buffon. Ma anche il Sigfrido azzurro entra in una speciale e controllata nevrosi di fronte alla sua imbattibilità. Anche per lui, dopo 568 minuti, quel gol all’Olimpico segnato da Mauri, sa di libertà. La libertà è un orizzonte che scioglie, ma che incute soggezione. Proprio come i numeri delle sequenze record che sembrano ingigantirsi e vivere un’esistenza fantasmatica, fino a schiacciarti. Cosa farà, perciò Balotelli dopo il rigore sbagliato, la sconfitta, la squalifica e il grande scandalo? Sarà la fine del gioco adolescenziale e l’inizio di una inevitabile maturità? Gli è stato sottratto il gioco elementare del segna e vinci per edificare la sua personalità. Quel pio signore danese racconta di un salto a proposito del Don Giovanni, specchio del rigorista Balotelli. Il Don Giovanni mozartiano segna un passaggio, dall'estetica all'etica, dal compiacere se stesso, a vivere per delle norme che si ritengono giuste. E così Don Giovanni precipita all’inferno, ma qualcosa sopravvive a quell’esperienza. E’ il salto che si impone al Don Giovanni nero. Balotelli, dopo aver ammirato in se stesso l’infallibile, deve progettare l’uomo e l’atleta nuovo. Che offre il suo talento agli altri. Così quel rigore sbagliato e quella serie interrotta avranno finalmente un senso. Quello che domenica sera Balotelli ha provato a cercare nella sua catastrofe.
 

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