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14 marzo 2014 5 14 /03 /marzo /2014 01:59

Questa è una piccola riflessione pubblicata su Stadio di martedì 11 marzo, dopo l'ennesimo risultato del Bologna, arrivato senza un gol segnato. Il gol è tutto? Un tempo no. Nella recente storia del calcio è invece sembrato di sì. Avere un campionato con delle differenze così pronunciate tra le squadre di elite e quelle della coda ricrea una situazione di circa mezzo secolo fa. Ho provato a descriverla così, mettendo insieme, come spesso capita, elementi diversi, ma comunicanti. Il calcio non appartiene solo allo sport..

 

BOLOGNA - Gianni Brera diceva che la partita perfetta dovesse finire zero a zero. Non che la gente si esaltasse per questa massima imbevuta di spirito catenacciaro (sei bravo se blocchi l'avversario, che a sua volta eccelle se ti blocca). Tutti, però, accettavano questa maniera di vivere la competizione perché in fondo forniva una tiepida garanzia in un'era in cui una (la vittoria) valeva due e non tre (punti).

 

Era l'epoca in cui si stava formando la classe media italiana e il pareggio era un po' come il posto fisso. Un rifugio, ma anche una grande ambizione a portata di mano. Sogni e concretezza: la Cinquecento e gli zero a zero. Era l'epopea del quotidiano e il quotidiano poteva diventare epopea. Si ascoltavano le partite per radio, andare allo stadio era un evento da raccontare il giorno dopo a scuola. Anche uno zero a zero aveva un destino glorioso, perchè si irrobustiva del contributo di chi vi aveva assistito e che poteva riferire un po' quello che voleva. Lo zero a zero era, poi, l'ultima tutela dei club che si arrangiavano come potevano. Senza mai segnare, in teoria, ci si poteva anche salvare. Perché, alla fine, un punto a partita sarebbe comunque bastato.
  

Il calcio di oggi sta a quello di allora come la Littorina al Cern di Ginevra. E' tutto più veloce e più intenso, c'è meno stile e più retorica, meno tempo e più immagini, più differenze e meno sogni. E' il calcio in cui fa specie immaginare che Bologna-Sassuolo e Napoli-Roma, viste nello stesso giorno in tivvù, siano partite dello stesso torneo. Nell'epoca che ha reso tutti precari e emarginati, cosa c'è di più precario di un calcio che non sa dirti se fai bene a difenderti o se devi piuttosto attaccare? E cosa c'è di più emarginante che giocare un campionato a 50 punti da chi guida la classifica? Se poi la Juve sogna di arrivare a 100, oggi, secondo, le proiezioni dell'attuale classifica ci si salverebbe a quota 32. Massimo 33. E allora persino una derelitta squadra come il Bologna che non segna da quasi cinque giornate può immaginare di continuare a non far gol e salvarsi. E' il paradosso di un calcio tanto nuovo da sembrare vecchissimo.
                    

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  • bartolozzi
  • Nato a Roma il 7-3-1962, giornalista
  • Nato a Roma il 7-3-1962, giornalista

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